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In questa sezione le principali recensioni e commenti su Giafranco Naretto, alcuni tratti da importanti quotidiani nazionali, oltre a numerosi commenti di altri pittori.


La Stampa
Delicato ricercatore di angoli rimasti intatti, sereno ritrattista di una natura che espone tutte le sue bellezze fatte di semplicità. Non manca mai una dolce, allegra nota di colore nelle opere di Gianfranco Naretto.

La Nazione
"I dipinti di Gianfranco Naretto riportano ad emozioni che sembrano dimenticate ma sono solo celate nell'animo di ognuno di noi. Sono immagini pervase di fresca dolcezza che nella loro bellezza e semplicità fanno tornare in mente un mondo nostalgico semplice e puro, di sentimenti che forse oggi ci vergogna di esprimere, temendo di apparire antiquati.

La Stampa
"Naretto da luce e ombre a stradine di campagna, a muri di case rustiche, alle quali aggiunge poetiche ed ecologiche biciclette. Sono la simbologia per un messaggio insolito, una sorta di meditazione verso la libertà, per un viaggio senza la contaminazione del motore.

Corriere dell'Arte - 25 novembre 2000
Gianfranco Naretto, acquerellista dal discorso talmente vibrante di poesia da creare un'atmosfera di sileziona attesa, pregna di magiche suggestioni dall'alto valore rassenerante.

L'idea Duemila
Crea le sue opere in terra cotta e dipinge acquerelli. Per le opere in ceramica è allievo della professoressa Bianca Bertagna della quale è assistente all'Università della terza età di Torino e per gli acquerelli è stato allievo delle pittrici Annamaria Palumbo e Luciana Bey, della quale è anche assistente all'Unitre di Torino"
La sua attività di artista risale al 1989. La sua prima personale al Chiostro annunziata di Torino nel 1992, seguita da: Antichi chiostri del 1994; in Valfenera e Bardonecchia nel 1996, ed a Rivoli arte nel 1998 .
Esposizioni collettive a Usseglio-Caselle Champorcher.
"La mia partecipazione ai cortili dell'arte a Moncalieri rappresenta una delle più significative e interessanti tappe".
Nei suoi acquerelli inserisce sovente o una ruota o una bicicletta, perchè dice: "per me rappresentano come l'eterno fluire del ciclo della vita." Mentre nelle terracotte ama modellare dei paesaggi irreali di città stilizzate.

Gianfranco Naretto è un artista dotato di una sensibilità particolare. Sa cogliere il fascino di un bosco "incantato", la poesia di un'alba o di un tramonto, il richiamo di un balcone fiorito, la curiosità di uno scorcio paesaggistico, il richiamo di oggetti che ci ricordano il passato (come una locomotiva o una vecchia bicicletta).
Tutto questo con una leggerezza che è tipica della pittura ad acquerello, tecnica che ha perfezionato con la padronanza della prospettiva, la conoscenza della magia dei colori, e l'approvazione delle forme, sviluppata attraverso la manipolazione della creta e successiva creazione di oggetti. Le sue opere sono sempre "pulite", intense ma trasparenti, e ci fanno riflettere, stupire e anche sognare.

Gabriella Venturini          

Artista torinese, dotato di particolare talento per la pittura ad acquarello, coltiva questa passione da molti anni. I suoi dipinti, sempre un po' malinconici, esprimono, attraverso la rappresentazione della natura, sentimenti profondi, radicati in una visione della vita ricca di osservazione, contatto, emotività. Suggestive le atmosfere, leggere e trasparenti, che riesce a creare con il colore e che arrivano sempre ad emozionare lo sguardo dell'osservatore più attento.
Rigoroso, preciso, esprime con la pittura le sue grandi doti umane e sentimentali, valori riconosciuti ed apprezzati dai più autorevoli critici del nostro tempo. I numerosi premi e riconoscimenti attestano ancora una volta la profonda sensibilità di quest'artista.

Lilia Marengo          

Le composizioni di Gianfranco Naretto non hanno nulla di illusionismo: di volta in volta, nel dominio nei mezzi espressivi, si dispiega il senso della vita e si evidenzia la risposta testimoniante di un artista dalla severità morale e dalla ricchezza densa di sentimento.
Gianfranco dipinge così perché il suo modo di concepire la pittura, la non facile tecnica dell'acquerello, è innata, semplice e sobria, perché è vivo in lui il senso schietto della vera realtà poetica.

Sergio Pelizzon          

Colori puliti, trasparenti, delicati raccontano di un animo che affonda le sue radici in un mondo fatto di piccole cose... un mondo semplice e un po' antico: culla delle nostre origini...

Anna Nobile          

Il tempo andato si concreta, talvolta, in immagini come istanti racchiusi in gocce d'ambra che, una volta liberate da uno sguardo affine, offrono sentori di lavanda e vecchi salotti. Angoli gozzaniani d'un vivere sospeso ma non perduto, radice antica, silenziosa e tenace.
Non Proust, ma Gozzano appunto – e Arpinio, e Soldati, e il Monti – sono il milieu cui attinge Gianfranco Naretto, appartato amateur dal grafismo volutamente, intimamente démodé, illuminato dai colori dell'infanzia e del ricordo.
Provincia e periferie sono i luoghi del suo cercare: usci, balconi, filari d'alberi, fiori e ringhiere, oggetti lasciati un attimo da mani operose e anonime, educate alla cura e alla pazienza – marginalia che esprimono, più d'un vivido ritratto, gli echi e la presenza dell'umanità dei "semplici".

Roberto Carretta          

Gianfranco Naretto non impone una visione, la suggerisce, non trasfigura la realtà, la sfuma, arretrando di poco le lancette dell'orologio per cogliere angoli, scorci, cose riposte. Il suo dire è fatto di accenni, richiami, suggerisce alla memoria di volgere il capo e lo sguardo per osservare ciò che appartiene al recente passato, pur sembrando già remoto.
In lui è il gusto artigianale della pittura, gusto di un'umanità appena trascorsa che nelle sue immagini riaffiora dalle pieghe della modernità. Cantore di scorci delitati, immonti, in un'epoca post-industriale già dimenticata dei suoi stessi templi della produzione in ossequio ad un pure consumo asettico e onnivoro che sta già, nuovamente, mutando il volto delle nostre città.

Gilberto Venco          

Luna Nuova n°84 – 21 novembre 2006
L'acquerellista torinese Gianfranco Naretto espone le sue opere il piazza Matteotti 3 fino a lunedì 27 novembre. Naretto si è accostato all'arte alla fine degli anni Ottanta con la scultura in creta e la pittura. Quest'ultima è sempre stata la sua passione, e in particolare proprio la tecnica dell'acquerello, per la quale è assistente docente all'Unitre torinese.
Ha la capacità di ritrarre la suggestione degli ambienti naturali, infondendo alla materia delle sue opere, colori e supporto, le sensazioni, l'aflato, le emozioni che gli scorci di boschi, le piante, le vedute reali sanno trarre dall'animo dell'osservatore.
Sensazioni che se non sono proprio ancestrali, fanno sicuramente parte del vissuto collettivo, sedimentato in generazioni di famiglie vissute direttamente a contatto con la natura nella vita di campagna...

          

Gianfranco Naretto tratta con padronanza la figura e il paesaggio servendosi con maestria di un mezzo che non ammette incertezze l'acquerello. Imposta il discorso in modo da lasciare all'osservatore il piacere di portarlo avanti secondo l'apertura della propria fantasia e personalità.
E' questa una delle doti più importanti della pittura di questo artista semplice e genuino...

Sergio Pelizzon          

...dai suoi boschi o dalle sue valli salgono vapori leggeri e trasparenti a significare che qualche mistero è nascosto tra le siepi, ai margini del rivo. A volte sono i girasoli con le loro grandi corolle a schierarsi sulla sommità di un colle: sembrano navi che attendono il vento per allontanarsi, ma rimangono qui radicate alla terra...

Aldo Spinardi          

La Stampa
Gianfranco Naretto si ispira agli incanti di luoghi dove ancora è vivo l’incanto silente di una stagione irrimediabilmente perduta, un sottile e sommesso rimpianto per una natura che sta scomparendo in un inevitabile processo di smarrimento e dissoluzione.
Tuttavia lo spirito delle cose, la loro identità nascosta, non è mai espresso come rammarico, bensì con sensazioni pacate di serenità, luminose atmosfere, trasfigurazioni che sospendono, con colori tenui e vellutati sempre, cristallizzandole in preziose teche d’ambra, emozioni gelosamente conservate nel profondo dell’anima, nostalgie di una semplicità d’antan raccontate con un sorriso appena accennato, facendo emergere un impalpabile senso di irrealtà, quel tanto che basta per creare un’aura di poesia.
Il luogo, il fiore, l’oggetto divengono testimonianze iconografiche di piccole illusioni che si rivelano riflessi dell’esistenza quotidiana, metafisica melanconica e delicata di un tempo che sfugge lieve. Che nel momento stesso in cui si rivela ci sfugge, e che soltanto il pittore riesce a fissare, con il miracolo dei colori.
Gianfranco Schialvino          




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